HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA!

Quando penso alle grandi città americane penso alla fiumana di gente, a questi incroci in cui le persone si schivano guardando sempre dinanzi a loro, penso a tutte le occasioni che si perdono in quei momenti, un continuo sliding doors.
Ecco, nulla di più lontano da Houston.
Perché qui, a Houston, ai semafori ad attraversare ci sono solo io. A percorrere le infinite street ci sono solo io, ed anche sui bus, presi ieri, le persone salgono con il contagocce. Sull’11, ad esempio, che è passato anche 5 minuti prima rispetto a quanto mi segnalava Google Maps, la driver mi ha fatto salire gratis, “così mi fai compagnia”, mi ha detto mentre guidava.
Sul bus c’ero, infatti, solo io, circondata da una serie di sedili blu vuoti ed uno giallo, quello dedicato a Rosa Parks.
Ho letto che è un’iniziativa dello scorso anno, e la reputo lodevole. Perché è importante ricordare, alle nuove generazioni (ma anche alle vecchie) che c’è stato un periodo in cui, negli autobus, c’erano dei posti riservati ai bianchi ed altri ai neri.

Un’altra cosa che ho notato, in questi primi giorni qui, è che è difficile anche trovare le cose basiche. Un supermercato in cui comprare banalmente della frutta, ad esempio. I Walgreens and Co la fanno da padrone nelle grandi highway, ai margini delle strade, ne ho visti a bizzeffa passando in auto o con il bus, ma ne avessi incontrato mezzo mentre camminavo per le varie zone della città!
Ieri pioveva, e pioggia ed umidità erano un mix perfetto. A metà giornata avevo già finito le mie interviste, e così mi era venuta in mente l’idea di andare a vedere dei souvenir. E’ stato come cercare un ago in un pagliaio. Entravo nei grattacieli per chiedere delle Mall, ma non c’erano. Alla fine ho scoperto un tunnel sotterraneo, che si espande in tutto il LOOP della downtown, era pieno di ristoranti e vetrine abbassate. Erano le 16 di un anonimo giovedì di luglio…chissà!

Houston è la città più popolosa del Texas, è la quarta maggiore metropoli degli Stati Uniti. Ed ha quello che io amo delle metropoli,i contrasti. Si passa dagli skylines di downtown e Galleria, con grattacieli che svettano, cascate mega galattiche e lusso di ogni tipo, alle periferie più profonde.
Alcuni isolati sono distinti per etnie: c’è la zona del Medioriente, poi quelle in cui primeggiano vari paesi latini: la strada del Guatemala, quella della Colombia, quella del Messico of course.
Se sto riuscendo ad addentrarmi in tutto ciò è merito di Ximena, che è una donna fantastica, e porta avanti un lavoro encomiabile (di cui parlerò in seguito). Mi ha aperto le porte di casa sua, e l’impressione è quella di conoscerla da sempre.
La prima sera, mi ha fatto fare il tour della città in macchina, al sedile di dietro c’era sua mamma, novantenne (ed anche lei merita un capitolo a parte…). Ad un certo punto, mentre eravamo ferme ad un semaforo, la signora mi dice: “Romina, visto che sei una giornalista, hai un revolver nella borsa?”
Io l’ho guardata allibita, ma poi ho riflettuto: qui siamo in Texas, e le armi beh…sono pane quotidiano. Si tengono in borsa, così come i fazzoletti.

Qui sotto alcuni scatti rubati in downtown. In basso a destra sono con Ximena, dalla parte opposta al Waterwall Park. E poi eccomi con Ana, Cande e Josefina, al termine del primo round di riprese.

Stay tuned!